Emanuele Resce

(Benevento, 1987)


BIOGRAFIA

Emanuele Resce è un artista visivo la cui ricerca intreccia simbolismi arcaici e linguaggi contemporanei per esplorare la continuità tra conoscenze ancestrali, ecologia e visioni post-umane. La sua pratica si basa sull’uso esclusivo di materiali di recupero, considerati come archivi di memoria ambientale e culturale, raccolti in contesti marginali come periferie industriali e aree rurali.

Il processo creativo è aperto all’imprevisto, e rifiuta l’idea di controllo totale sulla materia, facendo emergere una potenza primordiale e informe. Questo approccio si estende anche al lavoro collettivo: nel 2019 ha co-fondato OMUAMUA, uno spazio indipendente a Milano dedicato alla produzione artistica e alla ricerca transdisciplinare, mentre nel 2025 ha fondato la Bosnian Pyramid Residency a Visoko, piattaforma internazionale per pratiche artistiche e speculative in dialogo con il paesaggio, il tempo profondo e le conoscenze non convenzionali.

Principali mostre personali: World is a House of Departures, gr_und, Berlino (2026); 3 Cani Paralleli, a cura di Tiresia, Carrara (2025); Sinai Phone, Nashira Gallery, Milano (2024); Counter Mythology (by Transpecies), Museo Irpino, Avellino (2023); Al-Khwarizmi, Museo Archeologico, Spoleto (2022); Alban Eluded, Galleria Brera Uno, Milano (2018); Distanza del tempo presente, Galleria The Room Studios, Roma (2017)

Principali mostre collettive: IN TRANSFORMATION, Secant Space, Istanbul (2025); ODSKOK, kolektyw pod ciśnieniem, Gorzów Wielkopolski (2025); THE SLIME KNOWS, Brasserie Atlas – Erratum project, Bruxelles (2025); INFERNO, Altous Gallery, Ostrava (2025); CTR+ALT+CANC, ex Leopoldine a cura di DFTM, Firenze, KAUGUMMI IM MOTHERBOARD, Gr_und – Erratum Gallery, Berlino (2024); LE GUSA BAJE, Combo, Torino (2024); IMMATERIALITY OF REJECTION, Myymälä2 Gallery, Helsinki (2024); Nascosti alla luce del sole, Nashira Gallery, Milano (2023); La fonte dell’opera, consorzio la Giacinta, Roma (2022); Storie di altre storie, Piazza della Repubblica, Torino (2021); Chronoeye, I fumi della fornace, Macerata (2021); Cambio lavoro, Carrozzeria delle Rose, Milano (2021); Portal iI / 2021, Co-atto, Milano (2021); Dark Hawaii, Omuamua, Milano (2020); Shame mobile residence, Palazzo Santi, Perugia (2020); Zarathustra Desorder, Palazzo Angelini, Benevento (2019)

 

Statement

Materia-mather-morte: gli aspetti che si nascondono dietro la derivazione reciproca tra questi tre termini sembrano emergere in forme sempre differenti nelle sperimentazioni materiche e di metodo con cui Emanuele Resce interseca, attraverso le sue opere, parametri estetici di diverse epoche. Associando elementi naturali e industriali di recupero, l’artista utilizza tecniche espressive primitive interpreti di una connaturalità dinamica con il non umano. Il suo linguaggio si evolve seguendo un processo che spesso fa della casualità e dell’incidente di percorso gli strumenti di resistenza estetica rispetto all’ideologia antropica del dare forma e assoggettare l’amorfo. La mancanza di controllo umano sulla materia diventa così il modo per far emergere profili inaspettati di una mostruosità altrimenti latente. La pratica di riutilizzo e integrazione di materiali con cui negli anni sono stati urbanizzati, industrializzati e poi abbandonati contesti rurali, presente nelle periferie e nelle campagne del meridione italiano, da cui Resce proviene, si ripropone in modo quasi metodico nei suoi lavori. Come testimoni fossili strutturati attraverso frammenti di eventi essi sono il risultato di occasioni previncolate derivate da residui di costruzioni e distruzioni raccolti e lasciati in studio senza un progetto specifico, come messaggi pretrasmessi. Nella realizzazione dei sui ‘esseri extratemporali’ Resce inscena uno strabismo tra antico e contemporaneo in cui consacra la rappresentazione al servizio dell’esecuzione, e impiega il dato bruto come materia empirica di un significato.


OPERE ESPOSTE

INFORMAZIONI SULLE OPERE

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