1. Linguaggio pittorico

Le tue opere combinano elementi naturali e atmosfere oniriche. Come descriveresti il tuo stile pittorico?

Non saprei con certezza come descrivere il mio stile se non, forse, come una sorta di realismo onirico, anche se non si tratta propriamente di visioni provenienti dal sogno o dall’inconscio. Sono piuttosto immagini frutto di connessioni visive e concettuali provenienti da contesti spesso molto diversi, che si combinano suggerendo una nuova storia all’interno del dipinto.

 

2. Materiali e sperimentazione

Nella tua personale Casabase hai utilizzato materiali inediti come cartongesso, cuoio, legno e ceramica. Continui a esplorare nuovi linguaggi o ti stai concentrando sulla pittura?

I materiali che ho indagato per costruire Casabase non sono usciti del tutto dal mio campo di ricerca pittorica; anzi, sono stati un’importante spinta propulsiva per i lavori successivi. La pittura presente in quella fase è ora ancor più ricca di stratificazioni e di storie, sebbene il supporto sia la tela. Gran parte della narrazione in Casabase era generata dai supporti stessi, e quel ciclo di lavori aveva un importante significato legato nel periodo e al contesto che me li aveva suggeriti, ovvero gli anni di rientro da Venezia e la risistemazione della casa-studio in cui vivo con mia moglie e mia figlia. Attualmente, non avrebbe senso, dal mio punto di vista, tornare a lavorare su supporti tipici del mondo dell’edilizia; quindi, tutta la narrazione si svolge su supporti classici, ovvero la tela e la carta.

 

3. Processo creativo

Lavori su più tele contemporaneamente, lasciando emergere immagini improvvise. Come influenzano questi momenti spontanei la tua arte?

Generalmente lavoro su più dipinti contemporaneamente per ragioni pratiche, legate ai tempi di asciugatura, ma anche per non perdere le intuizioni che si generano durante la realizzazione del lavoro. Di solito non progetto il dipinto nei dettagli, perché mi piace assecondare le intuizioni che emergono man mano che l’opera prende forma. A volte si tratta di intuizioni improvvise, altre volte le immagini sono frutto di collegamenti ben chiari nella mia mente e che riesco a vedere ben prima che l’opera si formalizzi.

 

4. Arte Fiera Bologna 2025

Per Arte Fiera Bologna 2025, hai presentato nuove opere inedite nella sezione Pittura XXI, curata da Davide Ferri. Cosa rappresentano per te queste opere e quale direzione stai seguendo?

La mostra che ho proposto per Pittura XXI durante Arte Fiera Bologna 2025 è stata un punto di svolta della mia ricerca artistica. L’esposizione funzionava grazie a un dialogo interno ai singoli pezzi e a un dialogo corale tra tutte le opere. Sono lavori che guardano dentro ad alcune leggere pieghe della realtà quotidiana, mostrando elementi sfuggenti o molto piccoli, dei quali il nostro occhio si dimentica. Da qui il titolo, La coda dell’occhio, ovvero quella visione laterale che rimane impressa nella mente e si sedimenta. Si tratta di qualcosa che vediamo di sfuggita e che riaffiora a tempo debito.

 

5. Identità e paesaggio

Piovene Rocchette, la tua città natale, è un luogo ricco di storia e tradizioni. In che modo il paesaggio veneto e la sua cultura influenzano la tua ricerca artistica?

Il paesaggio delle Prealpi venete in modo particolare ha rappresentato il punto d’inizio di tutta la mia ricerca pittorica, iniziata ormai più di 15 anni fa. I luoghi in cui sono cresciuto e in cui poi sono tornato a vivere stabilmente, rappresentano un punto cardine intriso di storia, leggende e tradizioni. Mi piace attingere a questo patrimonio e addentrarmi in esso, stupendomi spesso della profondità a cui può arrivare un detto, una frase dialettale, una credenza. La lettura del reale quotidiano, impreziosito dal bagaglio culturale antico di queste zone, è un’indagine che cerco di esplorare attraverso il disegno, la pittura e l’installazione, come nel caso dell’opera I detti, pezzo centrale e dominante in Casabase.

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