1. Scelta dei materiali

Che significato hanno per te materiali come argilla, carta riciclata, tessuti recuperati e cera, e come li utilizzi nel tuo lavoro? 

Prediligo materiali come l’argilla, la carta riciclata, i tessuti recuperati e la cera, perché hanno in sé una memoria, un vissuto che si stratifica con il mio gesto. L’argilla rimanda all’origine, alla possibilità di modellare e trasformare; la carta e i tessuti portano con sé tracce di altre storie, altre mani; la cera da restauro porta con sé una storia di decorazione e artifizio. Per me i materiali sono estensioni di un pensiero che unisce intimità e collettività.

 

2. Rielaborare armature e scudi

Come rielabori armature e scudi, e cosa rappresentano per te oggi?

Rielaboro armature e scudi come simboli che, nel passato, erano strumenti di guerra e di difesa, mentre oggi diventano metafore della vulnerabilità e della rinegoziazione della protezione nel quotidiano. Non mi interessa mostrarne la forza militare, ma il loro lato intimo, personale e fragile: cosa difendiamo, da cosa ci proteggiamo e quali identità costruiamo attraverso questi gesti. Questi oggetti diventano superfici su cui si riflette il potere, ma anche la fragilità.

 

3. La mostra Not From This Place

Come hai concepito e costruito il progetto della mostra Not From This Place da Nashira Gallery, che ha esplorato temi di identità e appartenenza?

Per Not From This Place ho lavorato sull’idea di sradicamento e appartenenza, creando opere che nascono dal confronto con il senso di estraneità, ma anche dalla ricerca di radici comuni. Ho costruito il progetto intrecciando materiali e forme che suggeriscono corpi o corazze ibride, quasi provenienti da un altrove. La mostra da Nashira Gallery è stata un’occasione per aprire un dialogo sul sentirsi parte e al contempo distanti, sull’identità come qualcosa in movimento o continua negoziazione.

 

4. Tra Napoli e Londra

In che modo è cambiato il tuo processo creativo lavorando nel tuo studio a Napoli rispetto a Londra?

A Napoli il mio processo creativo si nutre di un’energia spontanea, quasi caotica, che mi spinge a sperimentare con ciò che trovo, usando materiali immediati e vissuti. Londra, invece, mi offre un contesto diverso, più strutturato, dove il tempo e lo spazio dello studio mi portano a sviluppare i progetti con maggiore distacco critico. Questo doppio sguardo arricchisce il mio lavoro: il radicamento nella materia e l’apertura a un orizzonte internazionale.

 

5. Nuove direzioni

Quali nuove direzioni o temi stai esplorando nella tua pratica artistica?

Credo che la mia pratica si stia muovendo verso un linguaggio sempre più aperto, multiforme, capace di accogliere il gesto intimo in una dimensione spaziale più ampia.

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